Translate

lunedì 14 maggio 2012

L'UOMO PER-FORMANTE. DIFFICOLTA’ AD ENTRARE IN SOCIETÀ E TROVARVI IL PROPRIO POSTO.


di Giuseppina D’Auria

La comunicazione è azione sociale per eccellenza, costituendo infatti un elemento fondamentale di socialità e di socievolezza, di scambio e di rapporto sociale. Indipendentemente dalle sue funzioni o dagli ambiti specifici, la comunicazione consente, immediatamente o in maniera mediata/ipermediata, l'informazione e la relazione per gli attori sociali che sembrano sempre di più ad essa legarsi quasi senza autonomia, misconoscendo il fatto che, come direbbe Habermas, fra azione sociale ed azione comunicativa rimane comunque una sostanziale differenza. Io mi permetto di aggiungere che la comunicazione è fonte scambievole di formazione.
Formazione, occupabilità delle persone e politiche di sviluppo sono sempre più collegate. Ma gli attori della domanda e dell'offerta formativa operano realmente insieme? Inoltre, per l'apprendimento degli adulti vanno utilizzati molteplici strumenti, più flessibili e personalizzati e non solamente i tradizionali corsi. Ma nella formazione finanziata è possibile inserire orientamento, analisi delle competenze, formazione strutturata e non formale, dando la possibilità ad individui e imprese di integrare le metodologie in base alle situazioni? Un'offerta formativa integrata si realizzerà in presenza di una nuova cultura formativa, di un'ulteriore qualificazione dell'offerta, di modifiche alle regole amministrative.
L’uomo è chiamato ogni giorno ad essere perfetto equilibrista tra varie performances. Non è semplice trovare il proprio posto in una società che ci chiede di essere sempre al passo con i tempi, perfetti in ogni azione, competenti e mai stanchi! Nella società del terzo millennio l'investimento sull'orientamento, attraverso la costruzione di una sistema territoriale integrato, risulta essere un fattore strategico del processo di sviluppo del sistema formativo e delle politiche attive del lavoro. L'alternanza scuola-lavoro è una nuova modalità di fare formazione nel secondo ciclo di istruzione, rivolta sia al sistema dei licei sia al sistema della formazione professionale, definita per consentire ai giovani di acquisire, oltre alle conoscenze scolastiche, anche competenze spendibili nel mercato del lavoro. In base a quanto previsto dall'art. 4 della legge 53/03, gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età possono scegliere di svolgere l'intera formazione dai 15 ai 18 anni attraverso percorsi in alternanza di studio e di lavoro. Ad un livello successivo, lavorare dopo la laurea non è semplice come si pensa poiché bisogna fare i conti con la mobilità geografica, le disparità di genere, la stabilità lavorativa e la coerenza della professione con gli studi svolti. I Corsi per l’Alta Formazione professionalizzante sono proposti da Enti di Formazione accreditati e da organismi autorizzati dalle Regioni; sono un’offerta formativa caratterizzata da corsi dalla durata minima di 300 ore e dai contenuti ad alto valore professionalizzante. Per questi corsi il beneficiario può richiedere un assegno formativo del valore massimo di €. 4.000,00. Il valore dell’assegno non può superare il costo dell'iscrizione e copre sino al 70% del costo totale del corso scelto, se il beneficiario è occupato e fino all’80% del costo totale del corso scelto, se il beneficiario non è occupato. Mentre i Corsi per l'Alta Formazione continua e permanente integrata con l'Università sono proposti dagli Atenei delle varie Regioni italiane che si integrano con Enti di Formazione accreditati. Rappresentano un'offerta formativa caratterizzata da corsi della durata massima di 300 ore e dai contenuti ad alto valore specialistico.  Il valore dell' assegno formativo è al massimo di € 2.000,00, non può superare il costo dell'iscrizione e cope fino al 70% del costo totale del corso scelto dal beneficiario.
Per verificare se si è in possesso dei requisiti di ammissione e delle caratteristiche richieste, le modalità e i tempi di partecipazione è necessario consultare i bandi regionali.
Trattandosi di corsi a mercato che non usufruiscono di finanziamenti, è fatto esplicito divieto di utilizzo, ai fini della promozione degli interventi in questione, di loghi istituzionali quali quelli relativi a Fondo Sociale Europeo, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Regioni.
Come regole di buone prassi, con riferimento alla pubblicizzazione e promozione degli interventi corsuali presenti nei Cataloghi regionali dell'Alta Formazione è altresì possibile prevedere nei materiali utilizzati (depliant, manifesti, siti …) l’inserimento della dicitura “Intervento presente nel Catalogo dell'Alta Formazione della Regione ….”; l’utilizzo del logo dell’ente di formazione e la creazione dei links ai siti web che pubblicizzano gli interventi formativi, dove slogan pubblicitari incoraggiano i naviganti promettendo di trovare opportunità di formazione utili per il proprio sviluppo professionale e per rendersi più competitivi nel mercato del lavoro. I corsi di Alta Formazione si suddividono in due tipologie: Corsi di Alta Formazione Professionalizzante e Corsi di Alta Formazione continua e permanente Integrata con l'Università  e sono inseriti nei relativi Cataloghi regionali.  L'accesso ai corsi è accompagnato dalla possibilità di richiedere e usufruire di un assegno formativo.
Ma tutto questo affannarsi tra corsi di formazione professionalizzanti, corsi di laurea, master, specializzazioni superiori post laurea, aggiornamenti life long learning cosa produce nella percezione che ognuno ha di sé al confronto con la vita di ogni giorno? Sicuramente un grande flop, la sensazione di non coerenza tra obiettivi, finalità e reali possibilità.
Quando le proprie aspettative vengono disattese ecco che ci si trova in pericolo: si potrebbe incappare nella "crisi delle identità" di cui si parla comunemente, che rimanda alla confusione delle categorie utilizzate per definire se stessi e gli altri, alle nuove forme di esclusione sociale, alle difficoltà di inserimento professionale dei giovani. Per comprendere tali fenomeni occorre innanzitutto vedere come si costruiscono le identità sociali e come esse si riproducono attraverso i processi di socializzazione. Particolare attenzione è riservata alla socializzazione professionale che oggi si protrae molto a lungo e tende a riproporsi più volte nell'arco di vita. Un ambito - quest'ultimo - su cui pesano le rilevanti trasformazioni che investono oggi il mondo del lavoro e che rendono assai delicata la formazione dell'identità.
Allora da un lato acquista crescente rilevanza, in clima di liberismo espansivo e di globalizzazione dei mercati, la domanda di interventi formativi qualificati. Nel linguaggio settoriale, troviamo infatti diffusamente abbinati i termini formazione e qualità. Dall’altro ci sono le resistenze “umane” ai cambiamenti, l’incapacità alla flessibilità.
Se in molti paesi, soprattutto in quelli di tradizione anglosassone, si riconosce alla politica sociale uno statuto disciplinare specifico, in Italia questo campo di studi stenta ad acquisire un'adeguata strutturazione e una chiara legittimità scientifica. Il fatto è paradossale, se si pensa che nella sociologia italiana, sin dalla seconda metà degli anni settanta, l'attenzione teorica ed empirica per la politica sociale e per l'oggetto che la costituisce - l'insieme delle risposte di policy finalizzate a promuovere la sicurezza e l'eguaglianza dei cittadini - è stata forte e capace di produrre contributi influenti anche a livello internazionale. Ma, per usare un eufemismo, modernizzare stanca. Gli apologeti della modernità consumano voracemente il mondo e pensano di migliorarlo. Solo il perdere tempo permette di signoreggiare il tempo, poiché si passa da una resistenza esistenziale ad una omologazione culturale sempre più incontrastata. Ho la convinzione che esistano nella cultura italiana forme dell'esperienza preziose, che non solo non vanno cancellate dalla modernizzazione, ma vanno tutelate gelosamente, perché è in quelle esperienze che vi è garanzia di futuro. E' troppo chiedere di smettere di guardare agli italiani come ad un popolo attardato, a cui raddrizzare le zampe, da riformare all'infinito, per tentare inutilmente di renderli uguali ad altri? Gli italiani non sono un errore di stampa o un vizio morale, non hanno solo da apprendere ma anche qualcosa da insegnare. Il fondamentalismo non appartiene solo alla religione islamica ma si dà ogni volta che una cultura, ritenendo se stessa il parametro della perfezione, vede la differenza delle altre culture come una patologia da estinguere al più presto. Una dismisura che ne produce tante altre e che apre una reazione a catena quasi incontrollabile. Ecco perché modernizzare stanca.
Per ciò che attiene nello specifico ai bisogni sociali e  alle politiche di welfare, sarebbero da affrontare e approfondire i temi della valutazione delle azioni e dei programmi di formazione e discutere  della valutazione:
·        come attività che assume di volta in volta un disegno ed una configurazione specifici, sia in ragione del “gioco” che si viene a creare tra i diversi attori coinvolti sia a seguito del suo progressivo realizzarsi;
·        come attività composta da fasi e operazioni tra loro diverse (ma raccordate), nell’ambito delle quali sono cruciali quelle di impostazione generale del lavoro di valutazione, di progettazione della valutazione e di sostegno alla valorizzazione degli esiti della valutazione stessa.
Metto l’accento su questi due aspetti della valutazione riguardante azioni e programmi di formazione, perché gli schemi teorici di riferimento che vengono utilizzati per esaminare in maniera incrociata sia il tipo di intervento formativo, oggetto della valutazione, sia il processo valutativo, che lo ha interessato, non sempre sono congruenti con le leggi del mercato del lavoro e con le figure professionali che si vogliono formare.

Nessun commento:

Posta un commento

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale